A volte capita di avere il desiderio irrefrenabile di rivivere nelle nostre fotografie, negli scatti in bianco e nero di genitori, nonni, trisavoli, di fare un salto nel tempo per vivere ambientazioni, paesi e colori diversi da quelli attuali. Ogni foto racconta una storia, non solo dei soggetti principali, ma di tutto l’intorno che ne incornicia la figura. Il Mudif in fondo ogni volta compie questo piccolo miracolo. Restaura, conserva, archivia le foto di comunità, famiglie, persone comuni che abbiano materiale interessante con cui poter staccare “il biglietto” per quel viaggio nei decenni e nei secoli.
Una delle nostre viaggiatrici è Lucilla Vocca, insegnante (in pensione) di Diritto ed Economia a Modena, che porta nel sangue un Sud pieno di risorse e di storia. Da qui la sua decisione di portare la mole di reperti fotografici al Museo Didattico della Fotografia a Sarno, materiale appartenente anche alle sue sorelle: l’intero fondo fotografico del nonno Giuseppe, raffinato fotografo dilettante del XIX secolo. Un emozionante caleidoscopio di ritratti e panorami di Salerno e Napoli di fine Ottocento/inizio Novecento. Circa 250 fototipi tra stampe stereoscopiche all’albumina, al carbone, aristotipiche e alla gelatina, più uno stereoscopio di Brewster, ampolle e contenitori in vetro con sostanze chimiche dell’epoca.
«Si tratta delle fotografie fatte, sviluppate, stampate dal nonno, Giuseppe Vocca. La sua era un’epoca in cui la fotografia era molto di moda e lui era uno molto capace, aveva diversi hobby in cui ha dimostrato notevoli capacità tecniche. Queste foto sono appartenenti a me e alle mie due sorelle, ma ce ne sono altre in possesso di altri cugini. Allo stesso tempo ho portato al Mudif non solo gli scatti di mio nonno, ma anche foto dell’epoca rimaste conservate in famiglia. La fotografia aveva un posto importante nella nostra cultura. Quando è morta per ultima la prima figlia del nonno, zia Matilde, abbiamo trovato tutto questo materiale, compresi i prodotti chimi conservati in barattolini di vetro di vario genere e provenienza. Le carte per la fotografia, lo stereoscopio. È stato un tuffo nel passato. Nonno era nato a Eboli in provincia di Salerno, dicono “ultimo di 17 figli”, era un tipo sveglio. Era stato mandato a studiare a Salerno, dove è diventato ragioniere. Poi conseguì una borsa di studio per specializzarsi in una scuola commerciale a Venezia. Abbiamo portato la fotocopia di alcune pagine del libro dove il cugino Sirio Vocca ha raccontato la storia di famiglia. Ci sono in quelle pagine la copia dell’estratto di nascita e dei titoli di studio. A Venezia ha studiato le lingue, francese, inglese, tedesco. È entrato nell’amministrazione pubblica e ha lavorato tra Salerno, Avellino e Napoli dove ha concluso la sua carriera. Le foto sono del periodo a cavallo tra Salerno e Napoli». Una storia familiare che si inserisce nella grande storia del Paese, tant’è che la nonna di Lucilla (sempre originaria di Eboli) si chiamava Erminia Perito, sorella di Enrico Perito, letterato, poeta e docente cui è intestato il liceo classico di Eboli.
«Le foto di Salerno riprendono il Lungomare da tutte le parti – racconta ancora la signora Lucilla – Il teatro Verdi. Foto di persone sul terrazzo della Prefettura. Per Napoli il materiale è molto più ricco. Ci sono tante foto di Piazza Garibaldi, Piazza Borsa, Corso Vittorio Emanuele, e poi le botteghe storiche. Mio nonno suonava il violino e aveva un liutaio cui si riferiva per i suoi strumenti. Ci sono gruppi di salotti borghesi, ritratti di famiglia di sua conoscenza. La prima fotografia che ha un data è quella del 1895. Le più recenti sono del 1910/1911. Tra le foto storiche di Napoli ce n’è una ripresa dall’alto, forse dalla terrazza della loro abitazione in via Alessandro Poerio, è la foto dell’inaugurazione del monumento a Garibaldi: una delle foto stereoscopiche. Ed erano i 40 anni dall’impresa dei mille».
Quelle fotografie dialogano con il presente e restituiscono momenti di vita inaspettati e uguali ai nostri. Le gioie, i dolori, le feste, i momenti di riflessione dinanzi a un paesaggio appartengono a tutte le epoche e allo stesso momento sono vissute con le relative differenze. Così ecco immaginare un giovane uomo di inizio Novecento, che dal terrazzo di casa sua scatta foto per un evento celebrativo e fondativo per la Nazione. Da quelle foto emergono le emozioni, i respiri, magari i pensieri per il futuro dei suoi figli.
«La fotografia è un documento di cui si apprezza l’importanza col passare del tempo – conclude Lucilla Vocca – Spesso anche foto che guardiamo con disattenzione, a distanza di anni, possono dire tante cose, non soltanto ai parenti. Possono dire tanto anche a chi vuole conoscere la storia del proprio paese. In particolare io abito a Modena da tanto tempo, però ho preferito portare questo materiale narrante nel posto in cui sono state prodotte, mi interessava che potesse contribuire alla storia locale. Appena mostrato il materiale al Mudif, loro ne hanno riconosciuti i luoghi, capivano di cosa si stava parlando. Se avessi donato queste foto a un museo di altre regioni probabilmente non sarebbe stato lo stesso. Desideravo che questo patrimonio non venisse disperso e che potesse contribuire alla formazione sulla nostra storia e su quella di tutti».

