In occasione del nuovo progetto di riordino, restauro e conservazione dell’immenso fondo JOVANE affidato all’Associazione IL DIDRAMMO APS (con il ruolo operativo incarnato dal MUDIF Museo Didattico della Fotografia), abbiamo intervistato Gabriele Capone, dirigente della Soprintendenza archivistica e bibliografica della Campania, che racconta l’importanza del recupero legato al materiale del celebre fotoreporter e le prossime progettualità in Regione Campania.
Soprintendente, quella del Mudif e del Fondo Jovane ha il sapore di un’operazione cruciale. Perché?
«L’importanza dell’operazione è in primo luogo di tipo educativo. Ritengo che la figura di Jovane sia tutta da riscoprire al netto dell’importanza degli scatti che ci ha lasciato. Proveniva da un luogo periferico del nostro paese e ha coltivato una passione riuscendo a documentare l’intimità di personaggi di straordinaria importanza. Ha testimoniato eventi che hanno caratterizzato la nostra storia recente, e dunque l’operazione di recupero è educativa perché ogni giovane che si sente oggi alla periferia del mondo, attraverso l’esempio di Jovane, sa che coltivando una grande passione può riuscire a conoscere il mondo, ma soprattutto a raccontarlo ad altissimi livelli. La Soprintendenza ha l’obbligo di favorire la conservazione di queste testimonianze e di facilitarne la valorizzazione. Se dovessi immaginare il lavoro finale, tutto si concretizzerebbe in una mostra itinerante che vada tra le scuole del Salernitano, del Napoletano, e che valichi i confini della regione Campania, assumendo un respiro nazionale. Le fotografie di Francesco Jovane diventano uno straordinario medium per raccontare la nostra storia. Il lavoro che sta facendo IL DIDRAMMO-Mudif su questi documenti sta avvenendo nel migliore dei modi, un’iniziativa che sarà un’ottima riuscita e sarà esemplare sul piano qualitativo e quantitativo».
Le fotografie hanno acquisito nel corso degli ultimi decenni lo stesso valore di altre tipologie di documentazione storica.
Assolutamente sì, come vogliono le ultime indicazioni ministeriali. La fotografia è un documento storico, è una testimonianza soggetta alle attività di tutela, vigilanza e valorizzazione da parte degli organi ministeriali. Il documento fotografico è delicato, sensibile, va curato. Ci permette di immergerci in un tempo, un ambiente, una vicenda. Ha una forza e una immediatezza da far annichilire la documentazione cosiddetta tradizionale. Il lavoro che sta facendo il Didrammo-Mudif, ovvero la conservazione di questi documenti, sta avvenendo nel migliore dei modi, per questo sono assolutamente fiducioso su questa iniziativa. Approcciamo allo studio di 40mila fototipi e questo è un successo.
Altri progetti in vista da parte della Soprintendenza?
Voglio parlare di uno in particolare, prima della pausa estiva. L’acquisizione, schedatura e digitalizzazione dei circa 35mila fototipi che fanno parte dell’apparato fotografico conservato nell’archivio Ilva-Italsider. Anche quella è una documentazione importante dei nostri tempi. Oggi in quegli spazi restano testimonianze di archeologia industriale. Mi corre l’obbligo di fare una considerazione per i giovani che nei fine settimana occupano quei luoghi. Fino a qualche decennio fa lì c’era un segmento industriale fondamentale per il Mezzogiorno e tra i più importanti in Italia. Anche in questo caso ci si avvia ad una duplice operazione culturale. Da una parte, proprio in queste settimane, c’è il recupero inerente all’archivio documentale e dall’altra si accende un focus su fototipi che testimoniano e raccontano i tanti uomini e donne, tecnici, operai che per decenni hanno operato in quello spazio e hanno contribuito allo sviluppo, al boom economico del nostro Paese, sebbene l’insediamento sia anche precedente agli anni Cinquanta. Quindi, in tal caso, c’è un’ulteriore attività che va ricondotta non su un personaggio singolo, come accade per Jovane, ma su un luogo e un’impresa che hanno condizionato in maniera estremamente forte la città di Napoli e tutto il Mezzogiorno.

