Un lavoro che trasuda passione per la storia locale ma non solo, portato avanti con determinazione per tenere unita una comunità con i fili della sua storia, raccontata e vissuta attraverso documenti e immagini.
La Società Salernitana di Storia Patria ha più di cento anni ed ha il volto sorridente e appassionato della sua segretaria Michela Sessa, che non nasconde l’emozione e l’entusiasmo quando racconta la storia della Società, dei progetti passati e futuri, delle continue trasformazioni che questa realtà culturale ha dovuto affrontare per mantenersi al passo con i tempi senza perdere d’occhio la sua missione: salvaguardare la memoria collettiva.
Com’è nata la Società Salernitana di Storia Patria?
La Società Salernitana di Storia Patria è nata nel 1920 grazie ad un gruppo di studiosi guidati da Paolo Emilio Bilotti, direttore dell’Archivio di Stato di Salerno, con lo scopo di sollecitare e mettere in contatto ricercatori professionisti e studiosi locali attraverso la rivista “Rassegna storica salernitana”.
La rivista prevede due numeri semestrali e si compone di:
- due sezioni di saggi
- una sezione di documenti
- rassegne e recensioni di opere riguardanti la storia salernitana
Grazie al presidente Giuseppe Cacciatore, intellettuale di elevato profilo di recente scomparso, la Società ha intrapreso diversi progetti di valorizzazione di patrimoni culturali grazie ai volontari che hanno consentito, tra l’altro, di effettuare l’inventario dell’Archivio storico del Comune di Salerno, che sarà presto disponibile sul sito istituzionale per consentire a tutti di accedere alle informazioni anche da remoto.
Quali sono gli altri progetti intrapresi dalla Società Salernitana di Storia Patria?
È stato allestito un laboratorio archivistico per salvaguardare i patrimoni archivistici di enti pubblici e privati.
A breve partirà anche un progetto con l’Archivio storico provinciale.
Il laboratorio ha dato nuova linfa alla Società Salernitana di Storia Patria grazie a rinnovate energie che lavorano per preservare la memoria collettiva, senza la quale una comunità non può continuare ad operare in maniera coesa.
Qual è la valenza della fotografia intesa come documento storico?
La fotografia è un documento conteso da:
- bibliotecari
- archivisti
- storici dell’arte
perché rappresenta una testimonianza straordinaria del contesto in cui le azioni vengono narrate.
Soprattutto rende comprensibile, attraverso un’immagine, quello che i documenti raccontano.
Purtroppo oggi esiste una difficoltà nel trovare specialisti della descrizione fotografica e molto spesso le schede vengono elaborate in maniera riduttiva e troppo semplificata. Questo non permette di cogliere la grande ricchezza di dati e informazioni contenuta nelle fotografie.
Qual è il rapporto tra fotografia e storia a Salerno?
Il legame tra fotografia e storia è molto forte.
Lo dimostrano le fotografie di Michele De Angelis custodite dal MuDiF.
De Angelis era un appassionato cultore della storia salernitana e ha documentato, attraverso i suoi scatti, le trasformazioni della città di Salerno, che da una realtà post-unitaria piuttosto sonnolenta è riuscita nel tempo a cambiare volto e ad assumere un ruolo importante.
Questo processo è testimoniato anche dalle grandi opere realizzate nell’epoca di De Angelis, sebbene molte di esse furono inizialmente contestate.
Come nasce la collaborazione con il MuDiF?
Il rapporto con il MuDiF è stato favorito dall’editore Francesco D’Amato.
Quando Michela Sessa visitò il museo comprese subito le peculiarità del progetto, che si sono poi manifestate pienamente con il trasferimento della sede a Sarno, facendo emergere nuove potenzialità che oggi si esprimono anche a livello nazionale.
Per Michela Sessa il MuDiF è sempre stato un punto di riferimento, sia nella sua attività all’interno della Soprintendenza, sia nel ruolo di direttrice dell’Archivio di Stato di Avellino.

